Andream, dimentichiamo per ora i toni sempre aggressivi o violenti che contraddistinguono i suoi interventi. Lei interviene sul mio blog spesso vantando il fatto che è un imprenditore: mi meraviglio che da imprenditore non giunga di meglio che questo tipo di commenti riguardo un’opera strategica europea che può aiutare molto il nostro Paese. Io sono impegnata da due anni come europarlamentare perché il corridoio Adriatico-Baltico arrivi in Italia. Se non condivide l’obiettivo, almeno sia rispettoso.
Ricordo che attraverso tale politica negli anni scorsi, in cui governava il centrosinistra, Trieste ebbe per la prima volta dopo anni, accesso all’interporto di Monaco Rihm per addirittura 5 frequenze settimanali, e così accadde per Budapest e altre destinazioni, Milano inclusa. Collegamenti ben difficili se il porto dovesse appoggiarsi esclusivamente su costi e modalità dei servizi e sulla politica industriale del vettore dominante.
Inoltre la necessità di un operatore intermodale che scelga il vettore che garantisca la frequenza dei collegamenti adatta alle navi in arrivo e in partenza, contrattualizzando vettori diversi da quello dominante in funzione del loro servizio e costo, appare oltre che un’esigenza di mercato (il soddisfacimento delle necessità della clientela) una necessità per un porto come quello di Trieste che può giocare la sua competitività e ruolo solo rendendo efficienti le operazioni portuali e, per l’appunto, i collegamenti ferroviari.
In tal senso i finanziamenti regionali concessi all’autorità portuale assolvono una funzione pubblica nella misura in cui sono finalizzati al mantenimento dei volumi portuali, garantiscono e incentivano i collegamenti del traffico merci con i principali scali interportuali dell’Europa centrale e orientale. Il che naturalmente garantisce introiti certi per gli enti pubblici in forma di tasse e indotto, evita che la merce in arrivo scelga una modalità meno rispettosa per l’ambiente e più inefficiente, mantiene i collegamenti vitali per la regione altrimenti non disponibili con accesso e frequenza consoni a un porto come dovrebbe essere quello di Trieste.
Non sono a conoscenza di violazioni in materia di concorrenza né risulta che al momento attuale siano mai state accertate. Risulta invece che le società miste per la promozione dei traffici portuali esistono in moltissimi porti, primi fra tutti quelli del nord Europa (tralasciando i più ampi ripianamenti degli Stati verso porti a noi vicini). L’esigenza di organizzare il trasporto intermodale nel porto di Trieste risulta fondamentale a fronte di tariffe del vettore dominante al rialzo, cosi come sottolineato da una inchiesta del sole24ore di qualche mese fa, e a fronte del dispiegamento del materiale rotabile (bi tensione) utilizzabile per il trasporto verso il centro Europa che risulta presente sul Brennero e in misura nettamente minore presso il nostro porto.
Se ‘casta politica’ sono quelli che usano la politica per ragioni di interesse personale, che usano posizioni di potere per trarre e mantenere beneficio e privilegi per sé e per una cerchia più o meno ristretta, io posso dire tranquillamente di non esserlo. Se agli occhi dei cittadini diventa ‘casta’ ogni parlamentare indistintamente, ogni eletto a cariche pubbliche, dico che siamo di fronte a un grosso problema, da risolvere al più presto se vogliamo salvare le basi della democrazia rappresentativa. Servono meno privilegi, più trasparenza ed efficienza.
Quanto alle regioni a statuto speciale, non mi pare davvero il caso di fare la graduatoria di quale sia “più speciale”: più utile rafforzare la collaborazione tra di loro, soprattutto nell’interlocuzione con il Governo.
Certamente, visti i trascorsi all'interno del PDL, a battaglie come questa non è facile credere. Però sono convinta che se tentano di fare dei passi avanti nella giusta direzione sia giusto cercare di incoraggiarli. Se saranno passi concreti ne guadagnerà il Paese, altrimenti avremo modo, come sempre, di far notare la loro scarsa credibilità.
Ridurre il consumo del territorio e valorizzare ciò che è già costruito è la nostra strada per uno sviluppo edilizio sostenibile. Indubbiamente la qualità storica della nostra edilizia non fa altro che rafforzare questo principio.
Il settore del trasporto in Italia sicuramente necessita di cambiamenti non più rinviabili. Alle aziende va data in modo concreto la possibilità di crescere consorziandosi per costituire quella massa critica ormai indispensabile nel panorama della concorrenza europea. Indubbiamente anche il problema della sicurezza stradale sarebbe più lieve se alla congestione delle strade italiane si ovviasse con il potenziamento dell'intermodalità e lo sviluppo di mezzi di trasporto alternativi efficenti e concorrenziali. Il trasporto su gomma non può essere la scelta strategica per il nostro futuro.